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Posts Tagged ‘viaggio al Cairo’

Sono tornato ieri dal Cairo. Che stanchezza.

Il Venerdì gli uffici sono semivuoti perchè è il giorno sacro dei paesi musulmani, quindi il weekend finisce il sabato. Ovviamente nelle aziende che hanno costantemente contatto con  mercati europei – come la mia – si lavora con la settimana che tutti conosciamo Lunedì-Venerdì. Molti colleghi sono contenti di questi turni perchè così almeno il venerdì trovano meno traffico (fissazione costante…).

Alle 12 del Venerdì dal minareto sale il canto del richiamo alla Moschea. E’ la preghiera del Venerdì solo per gli uomini, che però ci vanno a piedi per paura di arrivare in ritardo 🙂 .  Anche i colleghi lasciano l’ufficio per andare alla Moschea  a 100 metri dal nostro edificio, e ritornano nel giro di un’ora. Moschee ce ne sono tantissime, per permettere a tutti di non perdersi la “messa” causa traffico. La sera dalla tangenziale/autostrada brillano in lontananza decine di mini-torri, i minareti illuminati.

La sera finalmente sono riuscito a vedere le piramidi! (altro…)

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Finalmente ieri mi sono allontanato dal deserto e dai 45 metri di cammino hotel-ufficio: le ragazze mi hanno portato a cena fuori e fortunatamente nello stesso posto andavano tutti quelli di un altro team e abbiamo fatto un gruppone. Subito dopo l’ufficio sono passato dall’hotel a prenotare un taxi per il ritorno e poi via sul SUV di una di loro… che ci vorrà… un quarto d’ora? Un’ora e quindici di percorso, come Messina-Aeroporto di Catania (“dai andiamo tutti in città!”). È anche vero che l’hotel e l’ufficio sono a 6 October city, una città dell’ hinterland del Cairo.

È proprio vero che il problema del Cairo è il thraffico come la Palermo di Johnny Stecchino: elhamdouh allah (Grazie a Dio) ho avuto occasione (e tempo) di avere altre prove: gente in bici sullo spartitraffico di una specie di via veloce a quattro corsie, altri zig zag, gente che attraversa l’autostrada a piedi e all’improvviso, dossi artificiali alti 1 metro che non sono segnalati: ad un certo punto tutti frenano e lo capisci. Traffico infernale, ma per fortuna la collega aveva una migliore guida dell’amico tassista che mi ha accolto all’ arrivo.

Il ristorante era molto bello e fighetto: proprio sulla riva del Nilo, frequentato dalla creme egiziana, fra cui anche me… tutti infatti mi dicono che sembro egiziano e si stupiscono. Forse pensano che i siciliani siano tutti alti biondi e con gli occhi azzurri.

Shisha (narghilè) a go-go e via pronti per una cena tipica: gli altri (ovviamente fighetti egiziani) hanno ordinato sushi (bleah!) cercando di convincermi di fare come loro. Ho preferito strafogarmi di antipasti tipici e di piatti tipici. Ho fatto tante foto al cibo come i veri turisti. I ragazzi sono tutti giovani (giovanissimi: fra i 22 e i 23 anni)… la nuova generazione egiziana che ha voglia di riscatto!

Non potendo aspettare che fossero ubriachi (!) mi sono lanciato subito sulle mille domande che avevo sulla loro cultura:

–          ho cominciato leggero: perchè alla TV quando si vedono immagini di arabi gridano sempre “Allah uakbar” (Dio è grandissimo). É usato per ogni occasione: se ammazzano Gheddafi, se celebrano una vittoria di una partita di calcio, se fuggono dalle pallottole in Siria ecc…

–          Risposta: è un modo di augurare che qualcosa vada per il meglio o per complimentarsi/celebrare un momento.

–          D: come funziona la preghiera quotidiana e perchè una ragazza prega e le altre no?

–          R: tutte pregano e nell’ufficio c’è una sala dedicata, si prega 5 volte e ti puoi organizzare come e quando vuoi. La ragazza che pregava in sala riunioni semplicemente non si era organizzata. Visto che ormai siamo in confidenza, un’altra oggi ha pensato bene di imitare l’altra in una pausa dal training. Dirigersi verso la Mecca è obbligatorio ma con qualche grado di flessibilità: in aereo o se si è in condizioni speciali in cui non si può conoscere la direzione. L’importante è il pensiero.

–          D: Il Velo. Perchè alcune lo indossano e altre no? Lo devono indossare obbligatoriamente se si sposano?

–          R: non è obbligatorio ma ci si aspetta che la donna arrivi a un punto nella vita in cui lo indossi. È come un passo spirituale. Indossare il velo presuppone alcuni limiti (=no bikini, no piscina, etc) e bisogna essere psicologicamente e soprattutto spiritualmente pronte. Molte – dopo essersi velate – tornano indietro. Mi hanno spiegato che nella cultura Musulmana la donna è come se fosse una cosa preziosa e quindi va salvaguardata attraverso un velo (come quando hai una cosa preziosa o qualcosa che ti piace e lo avvolgi con una carta particolare che la preservi dai fattori esrerni). Le Egiziane della classe media non sono obbligate, ma le ragazze comunque sono convinte e vogliono indossarlo, ma vogliono aspettare il momento giusto. Il Niqab (il velo che copre tutto il corpo e lascia solo gli occhi scoperti) spesso è invece una forzatura obbligata dalla famiglia/marito.

–          D:  com’è vivere in Egitto (specialmente per chi ha avuto esperienze all’estero o ha un genitore straniero) ?

–          R: bello, ma forse la cultura egiziana è ancora un po’ chiusa.

–          D: che ne pensano della Rivoluzione? Come si viveva ai tempi di Mubarak?

–          R: della rivoluzione sono tutti contenti e ai tempi di Mubarak la situazione non era molto differente da adesso. La nuova generazione di classe media vorrebbe la democrazia subito, ma riflettendoci meglio si rendono conto che sarà comunque un processo lento. Ci vorranno almeno altri 10 anni. Dopo Mubarak il paese è un po’ instabile (la sicurezza è diminuita perchè la polizia ha fatto “un passo indietro”). Mubarak controllava i media e gestiva un’oligarchia che ha contribuito ad impoverire ed a rendere più ignorante la popolazione. Ora tutti sperano nelle edizioni presidenziali di Giugno.

–          D: Condizione della donna Egiziana?

–          R: Le donne possono essere parlamentari o ministre o dirigenti di impresa, ma la cultura Egiziana è ancora machista (e l’italiana no?) e quindi c’è ancora molto da lavorare. L’uomo porta ancora i pantaloni

Un’altra cosa molto tipica dell’Egitto (mi dicono che a Dubai non è così) è che il fidanzato DEVE andare a chiedere la mano della figlia, incontrando la famiglia di lei e praticamente negoziando: “devi comprare la casa e comprare un anello di fidanzamento di x Lire egiziane, ecc,,,”. Anche se oggi a pranzo ho avuto dei pareri discordanti: altre due colleghe dicono che non vogliono questa formalità e già hanno detto a casa che quando arriverà il momento non chiederanno al fidanzato che faccia questo gesto.

Oggi ancora una giornata di lavoro intensa. La stanchezza si fa sentire e purtroppo il tempo stringe… ma avrei voglia di restare per prepare le ragazze al meglio.

Dopo il lavoro ho conosciuto il marito e il figlioletto di una di loro e poi ho fatto una passeggiata di 100 metri per avvicinarmi a una moschea e fare un paio di foto. Che avventura 😦 !

Curiosità. Ho scoperto oggi che la TV araba censura i film: taglia le scene “hot” (un bacio e via… pubblicità) e maschera le parolacce dei film in inglese con sottotitoli in Arabo.

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Va tutto ok. Meshi (ok… appunto).

Oggi un’altra giornata intensa ma che alla fine è sembrata durare poco. Risultato: ora sono mezzo morto di stanchezza. Fare training è bello (buon sangue non mente vero mamma?) ma anche molto “totalizzante”.

Le ragazze prendono confidenza e si impegnano abbastanza. Qualcuna si distrae troppo spesso e forse dovrei essere più duro.

Mi stanno insegnando delle parole in arabo. Dire “salute” dopo uno starnuto è una frase infinita che significa “Dio ti benedica”, come in inglese “bless you”. La parola “Allah” è molto usata. Loro dicono delle parole che mi incuriosiscono e io mi faccio fare lo spelling: è un gioco divertente per alleggerire la tensione della formazione.

Sono molto curioso: ho tante domande da chiedere. Voglio sapere com’è vivere in Egitto, che ne pensano della Rivoluzione, come si viveva ai tempi di Mubarak, qual è la condizione della donna nel paese, perchè alcune portano il velo ed altre no (molte sono Cristiane, in Egitto infatti un 10-15% della popolazione – stima fatta a spanne dalle ragazze stesse – è Cristiano). Avrò ancora qualche giorno per soddisfare la mia curiosità… Inshallah…  se Dio vuole.

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Dopo una notte di sonno profondo comincia il primo giorno. Vado a piedi in ufficio e ci impiego 3 minuti netti. (al ritorno ho preso una scorciatoia: 45 secondi)

Finalmente incontro le ragazze che abbiamo assunto qua! Sono simpaticcissime e motivatissime. Approfitto anche per conoscere vis-a-vis alcune persone con cui ho già avuto modo di lavorare in questi ultimi tempi.

Mi sembrano tutti così accoglienti.

Le ragazze sembrano molto vanitose: molte portano dei veli coloratissimi e solitamente abbinati coi colori dei loro abiti. Ma tante altre invece non hanno il velo, seguono più uno stile europeo.

Dopo una pausa dal training torno nella sala riunioni ed una ragazza del gruppo stava pregando. Messa in un cantuccio con una specie di mantello colorato con un cappuccio. Mi sono sentito di troppo… come se invadessi la sua privacy. Ma lei ha continuato a bisbigliare tranquillamente per altri 2 minuti e mi ha detto che non le importava. Dopo un paio di ore lo ha rifatto. 5 volte al giorno mi ha detto.

 Il traffico. Gli abitanti del Cairo parlano e si lamentano del traffico come gli irlandesi si lamentano del tempo o i siciliani del caldo. Chissà come mai avevo sospettato che fosse una piaga della città!

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Oggi ho intrapreso il mio primo vero viaggio di lavoro.

Finora ho sempre lavorato con mansioni da ufficio, con qualche visita sporadica a fiere di settore.

Questa volta invece sono stato inviato “in missione” nella sede Egiziana del Cairo per fare formazione a un gruppo di persone che abbiamo assunto là.

Non ho accolto bene il fatto di andare per una settimana fuori: sono fondamentalmente un pantofolaio e pensare di dover rinunciare a un giorno dei miei weekend (mezza domenica in andata e mezzo sabato al ritorno) mi disturba.

Certo… sono anche contento che abbiano scelto me per questo ruolo: qualcosa di buono avrò pur fatto in questi due anni di lavoro. Comunque… sono già felice perchè so che sarà una bella esperienza che mi arricchirà.

La compagnia è Egypt Air e appena salgo sull’aereo  noto subito una grande differenza con i voli Ryanair a cui sono abituato. Poltrone comode e spazio per accavallare le gambe. Che lusso. D’altronde il volo durerà circa 4 ore quindi sono felice che le passerò senza dolori al fondoschiena.

Dopo qualche minuto cominciano le procedure di sicurezza e una voce in arabo ci accoglie sull’aereo, il capitano dà il benvenuto, poi un video con caratteri arabi viene trasmesso sugli schermi con una moschea in sottofondo. Ovviamente non capisco ma aspetto la traduzione in inglese. Mi soffermo a pensare sorridendo che su un volo Europeo, se un viaggiatore medio sentisse parlare due o più persone in arabo vicino al proprio posto, con una buona probabilità comincerebbe a pensare al rischio di un attentato.

Le paure dell’uomo a volte sono solo stupidaggini. L’arabo è una lingua come un’altra.

Nella fila affianco alla mia un ragazzo abbastanza inquieto (non la smette di muoversi). Legge, si distende, si guarda intorno, mangia con voracità e sembra parlare da solo. Capisco che invece sta pregando. È il benvenuto a un’altra cultura. Chissà come farà a sapere che si sta dirigendo verso la Mecca…

Quasi 10 anni fa (come passa il tempo!!!) ero stato in Egitto per qualche mese per una delle mie esperienze di animazione nei Villaggi. Ero stato a Marsa Alam, sul Mar Rosso… in mezzo al nulla. Quattro alberghi e un aeroporto internazionale: purtroppo sono sicuro che la situazione sia cambiata molto in questi anni. Comunque mi era rimasto qualcosa con quella esperienza, avevo imparato qualche parola in arabo (mafish muskela sadiki, collo tamam? Enta el kebir… ) a confrontarmi con il ritmo lento degli Egiziani e ad abituarmi a sentire i canti dal minareto all’alba.

Son sicuro che questa volta sarà sicuramente diversa; ho un pregiudizio in mente. Ma non nel senso negativo del termine: ho più o meno un’idea di cosa aspettarmi perchè ho partecipato al processo di selezione delle ragazze che abbiamo assunto e sono convinto che mi spiacerà che questa settimana sia passata troppo in fretta.

Dopo un paio d’ore di volo decido di accendere il mio laptop e di lavorare ad una presentazione che non ho avuto tempo di preparare in queste settimane di lavoro intenso. Mi sento molto business… ma dura poco perchè mi scoccio presto e decido di scrivere questo post… 😉

Arrivati… il termometro indica 24 gradi. Usciamo dall’aereo e fuori c’è un caldo infernale. É così caldo che c’è puzza di bruciato: penso che l’aria si stia bruciando.

L’atmosfera è come rarefatta, tipo nebbiosa… secondo me è smog: il Cairo è una città di 18 milioni di abitanti.

Sbrigate le pratiche burocratiche mi procuro un taxi (il display indica 32 gradi) e mi addentro nell’esperienza culturale più vera in questo day 0: il taxi prende una specie di tangenziale molto grande… Costeggiamo edifici vuoti, zone desertiche, altre strade, poi centri commerciali (Carrefour, H&M… tutto il mondo è paese a quanto pare), un cartello con il viso di Berlusconi (in arabo… ma non capisco a cosa si riferisce). Poi arriviamo in una strada ancora più grande, 4 corsie… in una parola “Giungla”.

Ricordavo le strade egiziane: a due corsie per entrambi i sensi, buie, in cui gli autisti non usavano i fari se non per salutarsi allegramente. Ma qui siamo in un contesto completamente diverso: tante corsie in cui ognuno fa quello che vuole, supera a destra, a sinistra, dal centro, autoarticolati e camion sempre e comunque nella corsia più esterna (a sinistra ovvio), station wagon con 9 passeggeri. Il tassista sconosce la parola freno: a tavoletta e abbaglianti fissi per segnalare la propria presenza, che viene ignorata dalle altre milioni di macchine sulla strada. Il sorpasso in mezzo a due camion è quello che mi ha lasciato particolarmente colpito. Penso che lo sognerò stanotte.

Abbiamo costeggiato milioni di palazzi, decine di shopping centre e dozzine di moschee con i minareti.

Sì, sono proprio in un altro continente. Grazieaddio alla fine arrivo sano e salvo in Hotel…

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