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Posts Tagged ‘Vita Quotidiana’

Richiamato al dovere dal proprietario di casa, rieccomi a scrivere il mio secondo post.

Nei piani originari, qui avrei dovuto parlarvi del come scegliere la propria meta, quali parametri adottare e come pesarli tra di loro ma sarebbe stato un post molto noioso e qua finalmente è arrivato il “caldo”, la possibilità di andare in giro in braghette corte, e sentirmi autorizzato a trattare con serietà le frivolezze della bella stagione.

Metto per cui da parte questo argomento (che prometto a me stesso di affrontare in un giorno di pioggia) e passiamo alle cose superflue e banali che a me piacciono tanto.

 

 

La mia preoccupazione più grande quando valutavo di trasferirmi qui era “oddio riuscirò a fare lo stesso stile di vita che facevo prima?”

La vita milanese aveva trovato il suo equilibrio (precario) e non volevo ricominciare tutto da capo, o semplicemente mi spaventava l’ennesimo salto nel vuoto. Molte di quelle paure basate sui soliti luoghi comuni, ad oggi, sono state disattese.

 

Cibo pessimo.

Effettivamente, se è stato difficile trovare del vermentino dei colli di Jesi a Lisbona o Edimburgo, non si può dire lo stesso di questa città. L’offerta di cibo è talmente avanzata che qualunque cosa la trovi in un raggio di due km da casa con cinque minuti di ricerca di Google.  Poter scegliere tra un maialetto sardo con calice di Buio Buio, un okonomiyaki e succo di aloe vera, del bacalhau a bras e pastel de nata o l’ultima evoluzione della cucina molecolare è una cosa che mi piaceva già a Milano e che qui ovviamente si accentua, anche se poi finisco a cenare con una pizza surgelata di Tesco.

L’unica nota davvero negativa è la frutta e la verdura, insipida o costosa ma d’altronde, in un posto dove la temperatura media è 15° con vento e pioggia avete mai visto crescere fichi d’india e angurie?

 

Il tempo fa pena.

Ok stavo scrivendo che è falso, che anche qua fa caldo, c’è il sole, ci si abbronza.. ora sta diluviando e non succedeva da ben due giorni.. quindi si, il tempo fa pena però almeno è variabile! Avete mai fatto un estate a Milano con il suo cielo lattiginoso, la cappa di umidità che ti toglie la voglia di vivere e il bitume dei marciapiedi che ti si scioglie sotto i piedi?

 

Londra è una città stressante.

Parzialmente vero. Come in tutte le metropoli bisogna ottimizzare i tempi di percorrenza ed è facile farsi un’ora su dei mezzi affollati, però la vita di quartiere è molto più vissuta che altrove, intorno a te generalmente hai tutto quello che ti serve (parchi compresi) ad orari molto più comodi che in Italia e pertanto ci si sposta comunque, ma non hai bisogno di scendere a compromessi per un’insalata e una birra.

 

Non c’è il mare.

Vero. poco di cui discutere qui. Ma se l’alternativa fosse sempre Milano? 300 km da un mare superaffollato, nessuno giardino curato in cui prendere il sole, piscine penose e due canali tanto affascinanti quanto non praticabili. Ammetto che mi piange il cuore non poter avere uno spaghetto allo scoglio, ma una soluzione che non siano dei noodles al sapore di gambero la troverò. Almeno abito vista Tamigi, che seppur color marrone viene attraversato da barchette a vela e canoe.

Immagine

 

La gente non è socievole.

Vero. Forse. Il lavoro che faccio in questo momento non mi consente di allacciare molte relazioni sociali e, a quanto ho appurato, apparentemente possono sembrare gente poco socievole.

In realtà essendo stato “straniero” anche in altre città posso dire che qua sono molto più socievoli che altrove, sono solo ossessionati dal non violare la tua privacy, paranoia che poi scompare con il primo bicchiere, alla fine qui siamo tutti stranieri.

 

Penso che il vero problema di questa città sia l’infinita scelta, c’è troppo di tutto e l’effetto che ti fa è equivalente all’andare a fare shopping nel più grande centro commerciale del paese, quando sei abituato a frequentare solo i mercatini artigianali dietro casa.

E’ un effetto strano, può spaventare dal di fuori, ma una volta dentro è come salire su quella ruota panoramica da cui puoi vedere il mare, la città e il porto e non vuoi più scendere.

 

[Ndt. non odio Milano, è solo la città Italiana che meglio si può confrontare con Londra]

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…abbasso il cambiamento.

Mai come in questi giorni l’Italia appare un paese paralizzato all’idea di cambiare.

Al di là della scelta del nome del Presidente della Repubblica (Rodotà, Marini, Prodi, Bonino… etc…), ciò che spaventa è che l’Italia non sembra incline al cambiamento. Non parlo di rivoluzioni, mai più corrotti, condannati fuori dal Parlamento, cittadini nell’istituzioni, ecc… Parlo di cambiare le carte in tavola, trovare nuove soluzioni o nuove risposte agli stessi problemi. Thinking out of the box dicono gli anglosassoni.

Non ci si sa accordare sul nome del Presidente della Repubblica: si propone Napolitano, un signore di 88 anni a cui gli si accolla la teorica responsabilità di vivere per altri 7 anni. Non si trova un nome come Presidente del Consiglio? Già ci si accorda per Giuliano Amato, un signore che è un pensionato di 75 anni (pensionato d’oro, vabbè…) che era al Governo quando io ancora non ero entrato nella pubertà, al massimo mostravo un simpatico “baffo di cane”, insomma diversi lustri prima che i peli invadessero copiosi ogni centimetro del mio corpo. Preistoria ecco.

La famosa gerontocrazia….

Direte: ma i parlamentari o i politici non sono cittadini comuni, vogliono mantenere lo status quo, la poltrona.

Ma noi, gente comune, siamo bravi a cambiare? Quante volte non abbiamo cambiato lavoro per paura che il nuovo fosse troppo stancante, o meno sicuro della misera attività attuale? Quante volte abbiamo scelto di risolvere un problema di vita quotidiana allo stesso modo senza curarsi della conseguenze, solo per mantenerci fuori da qualsiasi implicazione. Quante volte abbiamo fatto autocritica sul nostro modo di comportarci? Quante volte abbiamo visto le cose solo dalla nostra prospettiva?

TU sai cambiare?

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Oggi ho trovato questo video di Tiziano Terzani. Un minuto di saggezza sul mondo d’oggi e il consumismo.

Io ci penso spesso.

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Uscita ->

Uscita di là ->

Questo è un post qualunquista.

Me lo dico da solo, quindi inutile tacciarmi di essere tale e se non avete voglia di leggere nulla di qualunquista… non andate avanti :).

Vi racconto un aneddoto: “Pronto agenzia immobiliare? Chiamo per quell’appartamento in affitto, mi interessa molto. Io e la mia ragazza possiamo vederlo solo dopo le 18,30”. “No mi spiace, facciamo orario estivo, i nostri uffici sono aperti fino alle 14 e possiamo far vedere le nostre case solo fino a quell’orario, mi faccia sapere se potete venire in mattinata” (dialogo molto ridotto e semplificato, il succo è lo stesso comunque).

Il mio primo pensiero è stato: ma io non devo venire nel tuo ufficio. Mi dovresti solo aprire la casa. Poi me la guardo io…

Quindi… dicevo… Come si esce dalla crisi? (altro…)

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Negli ultimi anni ho cercato di fare una vita abbastanza minimalista: via inutili sprechi, lussi, frivolezze, acquisti che denotino il mio status o la dimensione del mio portafogli. Non vado in giro in un saio di yuta, ma ho cercato semplicemente di evitare di riempirmi di oggetti che alla fine mi servirebbero poco (visto che ho vissuto in diversi posti negli ultimi tempi): niente auto (a Barcelona non serve), niente moto (per il momento preferisco la metro), niente bici (uso il “bikesharing”), niente XBox o TV.

“Niente TV?”

A volte quando lo dico, qualcuno mi guarda un po’ (altro…)

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Oggi ho intrapreso il mio primo vero viaggio di lavoro.

Finora ho sempre lavorato con mansioni da ufficio, con qualche visita sporadica a fiere di settore.

Questa volta invece sono stato inviato “in missione” nella sede Egiziana del Cairo per fare formazione a un gruppo di persone che abbiamo assunto là.

Non ho accolto bene il fatto di andare per una settimana fuori: sono fondamentalmente un pantofolaio e pensare di dover rinunciare a un giorno dei miei weekend (mezza domenica in andata e mezzo sabato al ritorno) mi disturba.

Certo… sono anche contento che abbiano scelto me per questo ruolo: qualcosa di buono avrò pur fatto in questi due anni di lavoro. Comunque… sono già felice perchè so che sarà una bella esperienza che mi arricchirà.

La compagnia è Egypt Air e appena salgo sull’aereo  noto subito una grande differenza con i voli Ryanair a cui sono abituato. Poltrone comode e spazio per accavallare le gambe. Che lusso. D’altronde il volo durerà circa 4 ore quindi sono felice che le passerò senza dolori al fondoschiena.

Dopo qualche minuto cominciano le procedure di sicurezza e una voce in arabo ci accoglie sull’aereo, il capitano dà il benvenuto, poi un video con caratteri arabi viene trasmesso sugli schermi con una moschea in sottofondo. Ovviamente non capisco ma aspetto la traduzione in inglese. Mi soffermo a pensare sorridendo che su un volo Europeo, se un viaggiatore medio sentisse parlare due o più persone in arabo vicino al proprio posto, con una buona probabilità comincerebbe a pensare al rischio di un attentato.

Le paure dell’uomo a volte sono solo stupidaggini. L’arabo è una lingua come un’altra.

Nella fila affianco alla mia un ragazzo abbastanza inquieto (non la smette di muoversi). Legge, si distende, si guarda intorno, mangia con voracità e sembra parlare da solo. Capisco che invece sta pregando. È il benvenuto a un’altra cultura. Chissà come farà a sapere che si sta dirigendo verso la Mecca…

Quasi 10 anni fa (come passa il tempo!!!) ero stato in Egitto per qualche mese per una delle mie esperienze di animazione nei Villaggi. Ero stato a Marsa Alam, sul Mar Rosso… in mezzo al nulla. Quattro alberghi e un aeroporto internazionale: purtroppo sono sicuro che la situazione sia cambiata molto in questi anni. Comunque mi era rimasto qualcosa con quella esperienza, avevo imparato qualche parola in arabo (mafish muskela sadiki, collo tamam? Enta el kebir… ) a confrontarmi con il ritmo lento degli Egiziani e ad abituarmi a sentire i canti dal minareto all’alba.

Son sicuro che questa volta sarà sicuramente diversa; ho un pregiudizio in mente. Ma non nel senso negativo del termine: ho più o meno un’idea di cosa aspettarmi perchè ho partecipato al processo di selezione delle ragazze che abbiamo assunto e sono convinto che mi spiacerà che questa settimana sia passata troppo in fretta.

Dopo un paio d’ore di volo decido di accendere il mio laptop e di lavorare ad una presentazione che non ho avuto tempo di preparare in queste settimane di lavoro intenso. Mi sento molto business… ma dura poco perchè mi scoccio presto e decido di scrivere questo post… 😉

Arrivati… il termometro indica 24 gradi. Usciamo dall’aereo e fuori c’è un caldo infernale. É così caldo che c’è puzza di bruciato: penso che l’aria si stia bruciando.

L’atmosfera è come rarefatta, tipo nebbiosa… secondo me è smog: il Cairo è una città di 18 milioni di abitanti.

Sbrigate le pratiche burocratiche mi procuro un taxi (il display indica 32 gradi) e mi addentro nell’esperienza culturale più vera in questo day 0: il taxi prende una specie di tangenziale molto grande… Costeggiamo edifici vuoti, zone desertiche, altre strade, poi centri commerciali (Carrefour, H&M… tutto il mondo è paese a quanto pare), un cartello con il viso di Berlusconi (in arabo… ma non capisco a cosa si riferisce). Poi arriviamo in una strada ancora più grande, 4 corsie… in una parola “Giungla”.

Ricordavo le strade egiziane: a due corsie per entrambi i sensi, buie, in cui gli autisti non usavano i fari se non per salutarsi allegramente. Ma qui siamo in un contesto completamente diverso: tante corsie in cui ognuno fa quello che vuole, supera a destra, a sinistra, dal centro, autoarticolati e camion sempre e comunque nella corsia più esterna (a sinistra ovvio), station wagon con 9 passeggeri. Il tassista sconosce la parola freno: a tavoletta e abbaglianti fissi per segnalare la propria presenza, che viene ignorata dalle altre milioni di macchine sulla strada. Il sorpasso in mezzo a due camion è quello che mi ha lasciato particolarmente colpito. Penso che lo sognerò stanotte.

Abbiamo costeggiato milioni di palazzi, decine di shopping centre e dozzine di moschee con i minareti.

Sì, sono proprio in un altro continente. Grazieaddio alla fine arrivo sano e salvo in Hotel…

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PioveAd un certo punto arriva l’inverno. Barcelona non è solo spiaggia sole e bikini. Non è la California insomma…

Come tutte le città mediterranee, dopo una lunga estate d’un tratto comincia a piovere a dirotto ed è finita: ma io ancora lotto per non mettere via le infradito.

E’ in giorni come questi che mi ricordo dell’acquisto migliore che abbia mai fatto in vita mia.  Lo comprai a Dublino vicino Henry street, dopo un equivoco sul prezzo che alla fine mi costò un occhio della testa.

Un impermeabile/giacca a vento stra-tecnico da montagna che comprai come giacca ESTIVA (“ah-ah-ah” scatta la risata) ma che mi ha spesso salvato la vita in Irlanda:  semplicemente tornando dal supermercato o andando verso l’ufficio dalla stazione DART di Clontarf, oppure quella notte a Belfast quando – in una città deserta da film Horror – cominciò a diluviare e io tornai in ostello bello (quasi)asciutto.

Mai spesa fu più azzeccata. Quasi mi viene nostalgia…

Foto, Fonte Flickr fabrizio.pincelli

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