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Archive for maggio 2014

Scopro casualmente che Colin Flirth parla Italiano, ed in un’intervista al Time, spiega il significato di “Bella Figura” (e Brutta Figura) che in altre lingue non esiste.

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Ciao,

Come le buone maniere insegnano sono obbligato a presentarmi.

Mi chiamo Dario e conosco Cristiano e Angela da un po’ ..dal 2008 (?) insomma da quando vivevamo in terra di Romagna e si passavano i weekend estivi a grigliare carne in giardino. Poi le nostre strade si sono divise e di acqua sotto i ponti ne è passata.

Poco tempo fa, attratto da questo post, ho proposto a Cristiano di condividere con loro le “mie esperienze da expat”, dare consigli, suggerimenti e raccontare aneddoti a chi volesse sapere cosa si prova ad essere “al di là del confine” e soprattutto quali errori evitare.

Lungi dall’essere serio, è qui che la mia storia comincia.

 

Perché partire?

La prima risposta che leggerete sempre nei miei post è dipende (giuro non ho studiato filosofia). Ognuno di noi ha le sue motivazioni, ma una cosa è certa: generalmente si parte per scappare da qualcosa o per inseguire qualcosa (se vuoi trasferirti a Buccinasco o a Shangai, cambia poco qui).

Prendiamo me come esempio: sono oltre dieci anni che sono partito dalla mia terra (lo so, sono giovane dentro) e, ad oggi, ho vissuto in 6 città (se contiamo solo quelle in cui sono stato per più di 3 mesi), 4 nazioni e innumerevoli appartamenti con ancora più innumerevoli coinquilini.

Ogni mia partenza è sempre stata guidata da quella voglia di riscatto che forse caratterizza gli abitanti di tutti i Sud del mondo. Io sono partito per scappare da una terra che mi andava stretta, da una mentalità in cui non mi rispecchiavo e da un futuro incerto (non che a 30 anni abbia trovato la stabilità, ma questa è un’altra storia).

Non guardatemi come il Russell Crowe di Canosa, mi riferisco al non rassegnarsi ai compromessi che in quel dato momento mi si prospettavano, ma cocciutamente inseguire i miei sogni (che ovviamente negli anni si sono evoluti).

Ho visto troppi film generazionali, lo so.

Tutto questo ovviamente ha avuto dei sacrifici: niente proprietà che possano entrare in uno scatolone 50x40x70 (= no super tv, no fichissima collezione di vinili, no bici a scatto fisso artigianale, no scassata auto d’epoca), amicizie a volte spezzate, rapporti con il quartiere ogni volta da ricominciare (mi manca già il pizzaiolo egiziano e il suo sempre ben accetto vino scadente in attesa della pizza).

Il mio motivo di continua emigrazione è poter lasciare un piccolo segno nella storia, poter dire ai miei figli: sai che questo servizio/oggetto che tu ora utilizzi è stato anche un’idea mia?

Se avete dei sogni, se volete realizzare qualcosa, piccola o grande che sia, mettetevi in moto, pensate a come fare per riuscirci, e parlatene con tutti quelli che siano in grado di capirla: potrebbero darvi dei pareri o delle intuizioni utili, o in alternativa, parlarne potrebbe farvi capire che state dicendo cose senza senso.. insomma il vostro futuro è nelle vostre mani e se avete un sogno credibile da realizzare, avete tutte le carte per realizzarlo.

ps. il mio girovagare non è stato solo mega feste e gran saluti ai parenti: << Ciao, qui tutto bene, la vita è una figata, non voglio più tornare! >>. Anzi se non mi sono ancora fermato è anche perché ogni volta qualcosa non ha funzionato, ma invece di tornare a casa a testa bassa e rassegnare i sogni ad un cassetto (che poi, perché devono stare in un cassetto? e se io preferissi una mensola? o la cantina?), mi sono rialzato, con i miei tempi, e ho ricominciato a correre. Prima o poi arriverò al mio traguardo.

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