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Grillo Indemoniato? - L'esorcista

Grillo Indemoniato? “Esci da questo Blog”

Torno a scrivere dopo mesi, per dire la mia sull’argomento del giorno: l’incontro (?) Renzi-Grillo.

Al di là di cosa ognuno possa pensare, chi ha vinto, chi ha perso, per me il momento più bello è stato quando Renzi trova spazio e fiato per dire ad un Grillo indemoniato:

Esci da questo blog, Beppe!

Chissà da quanto glielo voleva dire.

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Oggi parlo della mia città natale e del neo-sindaco.

Vince le elezioni Renato Accorinti. Embè? Per chi non è di Messina il nome o la notizia non sembreranno nulla di speciale.

Recupera incredibilmente al ballottaggio (dal 20% al 53%), mentre il candidato del PD aveva ottenuto al primo turno il 49,94% dei voti (ne mancavano solo una quarantina per essere eletto direttamente).

Al ballottaggio, stranamente, il cittadino messinese si ribella. Abituato a togliersi il cappello e votare sempre e comunque per il candidato forte di turno: nonostante condanne per peculato, nonostante magheggi, nonostante le clientele, nonostante gli scandali, nonostante gli innumerevoli commissariamenti, nonostante il buco da 500 milioni delle casse comunali.

Stavolta no. Il Messinese alza la testa e vota un 60enne hippy, che veste solo con una T-shirt fruit-of-the-loom con scritto No Ponte (colori a scelta, dal rosso all’arancione passando per il blu), rappresentante di uno dei tre movimenti “della società civile” messinese, fra cui il M5S.

La provincialissima Messina, ultima o quasi ultima per qualità di vita fra le città italiane, si ribella e sceglie di cambiare. Elegge un vicino di casa, che va in bici (a Messina in bici?), ecologista, attivista per i diritti civili e sempre impegnato contro la Mafia, non-violento. Wow.

Renato Accorinti

Renato

Non posso dire di conoscere Renato (tutti a Messina lo conoscono con il suo nome di battesimo). Posso dire che so chi è. E’ stato il mio professore di educazione fisica a scuola media:

Lo chiamavamo Renato, non prof. Ci convinse a saltare delle lezioni pratiche per stare in classe ad ascoltare le canzoni di Giorgio Gaber (“la libertà non è star sopra un albero…”). Anche se a dire il vero a 12 anni non me ne fregava niente di Gaber e volevo solo correre e giocare al pallone.

Con il suo gruppo sportivo gratuito ha tolto – letteralmente – dalla strada tanti ragazzini delle zone disagiate attorno alla scuola per portarli al campo di atletica. Non è un eufemismo. Li toglieva dalla strada e li portava a correre.

Parlava – anche in classe – di rispetto, di anti-mafia (erano gli anni ’92-’95), di non-violenza, di amicizia, di cultura sportiva, di fratellanza. Era una voce fuori dal coro che diceva frasi a noi ragazzini come: “se un amico mi regala il suo maglione preferito mi fa più piacere di qualsiasi altro tipo di regalo”. Capivamo noi figli del consumismo?

20 anni fa in classe ci parlava di riabilitare la zona falcata (una volta dedicata all’arsenale), di piste ciclabili, di zone verdi.  Ci dava esempi di  rivoluzione e restistenza civile, a volte di anarchia, di pensare differentemente, di non standardizzarsi. Cercava probabilmente di piantare in noi il seme della ragione.

Il movimento No Ponte è, agli occhi di tutti, rappresentato dalla sua facciazza barbuta. Sempre in prima fila a lottare per questa o quella iniziativa.

Ieri una parte di città è scoppiata in gioia, neanche fosse tornata la Serie A, mentre lui non nascondeva le lacrime di commozione vera e sciorinava frasi tipo: “Questa è la vittoria dell’utopia“, “Non chiedetemi favori, ma solo rispetto di diritti. E lotterò con voi”. E a chi gli chiede se toglierà la maglia No Ponte ora, dice: “Dobbiamo cambiare tutti da oggi in poi. Tocca cambiare anche a me”.

Come la gente che lo ha festeggiato, nonostante sia un fuoriuscito, ieri ero felice e commosso per l’incredibile segnale di cambiamento arrivato dai cittadini. Anche se per fare scelte diverse rispetto al passato la città ha dovuto toccare il fondo, arrivare alla disperazione.

Quindi, la prima sfida  è vinta, ed ormai fa parte del passato. Adesso viene il bello. Molti – anche fra quelli che ieri lo festeggiavano davanti al comune – lo aspetteranno al varco, gli diranno “sei cambiato”, “l’avevo detto che eri un bluff”, qualcuno gli metterà anche i bastoni fra le ruote.

Ma Renato ha preso calci in faccia per 40 anni ed ora è diventato sindaco. Penso che sia uno che non molla.

Bisogna essere realisti adesso (=occhio che la situazione è difficile) però bisogna dimostrare positivismo.

Auguri Renato, Auguri Messina.

PS: E provate a guardare il video in alto, dal minuto 4:50 il neo-Sindaco corre per la città seguito da decine di persone (non ultimo un signore in carne a petto nudo, con infradito e capello da cowboy – mitico!).

Quella corsa mi ricorda una scena famosa.

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…abbasso il cambiamento.

Mai come in questi giorni l’Italia appare un paese paralizzato all’idea di cambiare.

Al di là della scelta del nome del Presidente della Repubblica (Rodotà, Marini, Prodi, Bonino… etc…), ciò che spaventa è che l’Italia non sembra incline al cambiamento. Non parlo di rivoluzioni, mai più corrotti, condannati fuori dal Parlamento, cittadini nell’istituzioni, ecc… Parlo di cambiare le carte in tavola, trovare nuove soluzioni o nuove risposte agli stessi problemi. Thinking out of the box dicono gli anglosassoni.

Non ci si sa accordare sul nome del Presidente della Repubblica: si propone Napolitano, un signore di 88 anni a cui gli si accolla la teorica responsabilità di vivere per altri 7 anni. Non si trova un nome come Presidente del Consiglio? Già ci si accorda per Giuliano Amato, un signore che è un pensionato di 75 anni (pensionato d’oro, vabbè…) che era al Governo quando io ancora non ero entrato nella pubertà, al massimo mostravo un simpatico “baffo di cane”, insomma diversi lustri prima che i peli invadessero copiosi ogni centimetro del mio corpo. Preistoria ecco.

La famosa gerontocrazia….

Direte: ma i parlamentari o i politici non sono cittadini comuni, vogliono mantenere lo status quo, la poltrona.

Ma noi, gente comune, siamo bravi a cambiare? Quante volte non abbiamo cambiato lavoro per paura che il nuovo fosse troppo stancante, o meno sicuro della misera attività attuale? Quante volte abbiamo scelto di risolvere un problema di vita quotidiana allo stesso modo senza curarsi della conseguenze, solo per mantenerci fuori da qualsiasi implicazione. Quante volte abbiamo fatto autocritica sul nostro modo di comportarci? Quante volte abbiamo visto le cose solo dalla nostra prospettiva?

TU sai cambiare?

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Sud Abbandonato

Sono spesso critico nei confronti dei miei concittadini, specialmente  quando torno a Messina e le macchine in doppia fila sono bloccate dalle terze e le quarte file di auto. Ma ciò che è accaduto in questi giorni ha scatenato l’orgoglio meridionale, ed avallato un pensiero che negli ultimi tempi è spesso presente nei miei ragionamenti.

Cercate la notizia: Lino Romano un ragazzo napoletano, innocente e “per bene”, è stato ammazzato brutalmente sotto casa con 14 colpi di pistola. Per sbaglio.

E da qui il mio sfogo su facebook che voglio riprendere sul blog perchè ne rimanga traccia:

amici del Nord e non. Lo Stato ha abbandonato il Sud a sè stesso. Questa è sola una piccola prova: un innocente ammazzato barbaramente per sbaglio ed il Governo non va ai funerali. Bastava un solo rappresentante.

Un’altra occasione in cui lo Stato ha lasciato libero arbitrio alla malavita organizzata, riconoscendone la sovranità in alcuni territori.

Riflettete.

Il SUD è stato ABBANDONATO. L’Italia si muove ormai solo per proteggere gli interessi della parte settentrionale del Paese. Riflettete.

Vi consiglio anche di leggere l’articolo di Roberto Saviano – che sarà pure noioso e parlerà sempre delle stesse cose – ma che è anche uno dei pochi scrittori “main-stream” che tratta le vicende del Sud con buonsenso:

” E il governo, perché non è andato ai funerali? Avrebbe dato un segnale fondamentale. In questi territori manca giustizia, istruzione, ordine pubblico, lavoro, impresa, l’ambiente è a pezzi: tutti i ministri avrebbero trovato cose da dire e, soprattutto, avrebbero avuto molto, moltissimo da ascoltare. Non si trattava di fare visita o di ricevere i genitori di Lino Romano, si trattava di essere lì presenti perché in quelle terre, dalla prima grande faida che ha fatto centinaia di morti, nulla è cambiato.”

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Uscita ->

Uscita di là ->

Questo è un post qualunquista.

Me lo dico da solo, quindi inutile tacciarmi di essere tale e se non avete voglia di leggere nulla di qualunquista… non andate avanti :).

Vi racconto un aneddoto: “Pronto agenzia immobiliare? Chiamo per quell’appartamento in affitto, mi interessa molto. Io e la mia ragazza possiamo vederlo solo dopo le 18,30”. “No mi spiace, facciamo orario estivo, i nostri uffici sono aperti fino alle 14 e possiamo far vedere le nostre case solo fino a quell’orario, mi faccia sapere se potete venire in mattinata” (dialogo molto ridotto e semplificato, il succo è lo stesso comunque).

Il mio primo pensiero è stato: ma io non devo venire nel tuo ufficio. Mi dovresti solo aprire la casa. Poi me la guardo io…

Quindi… dicevo… Come si esce dalla crisi? (altro…)

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Beppe Grillo

Grillo con i suoi modi garbati…

Elezioni amministrative appena concluse. Sui media italiani (almeno online) si discute di chi ha vinto di chi ha perso, del PD, dei “grillini”, della Lega e del PDL.

Grillo Sì, Grillo No, grillo gabibbo, Grillo maleducato, Grillo Antipolitca. Grillo ma dove vuole andare?

Grillo è il nuovo Berlusconi. Grillo e i grillini non hanno mai amministrato, hanno idee campate in aria, Grillo ruba voti al PD…

Ciò che è sicuro è che il Movimento 5 Stelle è un qualcosa di nuovo nella scena nazionale. Cittadini che si sono riuniti in un movimento per impegnarsi attivamente sulla gestione della cosa pubblica, esponendosi in prima persona, dimenticando la classica e semplice X su un simbolo. Non è qualcosa di nuovo?

Non capisco perchè si continui a parlare di Grillo, di Grillo e sempre di Grillo. Perchè non si cerca di capire chi sono le persone che partecipano al movimento? Chi è il neo-sindaco di Parma? Che idee ha, che pensa di fare… Il M5S non è un partito, la linea “politica” non la scrive il “segretario” come per il PD.

Basta con la diffidenza. E’ un periodo in cui tutti ci lamentiamo: vogliamo il cambiamento. Ma se vogliamo che qualcosa cambi, dobbiamo cambiare qualcosa in noi stessi, ad esempio uscire fuori dal solito binomio politica=partiti: quanti voti hai, chi ti vota, che % di voti riesci a generare nella tua zona? “Thinking out of the box” come dicono gli anglosassoni. Questa è la cruda realtà che il cambiamento porta con sè.

 

Fonte Foto Flickr Eddypedro

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Scopro dalla stampa online italiana che il Vice Ministro del Welfare Martone ha detto che chi si laurea a 28 anni è uno sfigato. Il viceMinistro – evidentemente poco avvezzo alla politica – ha dovuto smentire, correggersi.

Infatti subito sono divampate le polemiche, trend su twitter con l’hashtag #sfigato, fior fior di articoli e commenti per criticare la frase del ViceMinistro. Insomma come si è permesso:  i secchioni sono noiosi… ah quanti talenti un po’ pazzerelli che vanno male all’università! …Steve Jobs non era laureato! Il Trota parlamentare e io non mi posso laureare a 30 anni? Ma come si permette proprio lui è stato raccomandato per fare il ministro!…. ecc..

Polemica polemica polemica.  Il pensiero mediocre e perbenista: un Ministro deve lodare tutti. Le sue interviste devono essere in politichese, devono sempre avere il famoso “ma anche”: chi impiega 10 anni per laurearsi è uno sfigato ma  anche chi si laurea in tempo (ora bastano 3 – dico tre – anni) è solo un secchione con gli occhiali brufolosi dedito all’onanismo. Dire tutto e il contrario di tutto.

Facendo un calcolo, un ragazzo che a 28-30 anni è ancora all’Università sta impiegando 10-12 anni, 3-4 volte in più del previsto. Come se per le Medie ci volessero 9 anni. Dieci anni all’Università… una vita. Il viceministro non si riferiva certo agli studenti/lavoratori che si fanno il mazzo per pagare le tasse e trovare il tempo per i libri, o ai casi eccezionali di chi magari deve seguire un parente malato, ecc… E’ uno sfigato un 28enne ancora all’Università se non ha nessuno di questi impedimenti? Per me sì.

Non è NORMALE stare anni e anni all’Università! Bisogna prendere coscienza di questo e bisogna cambiare la prospettiva, da una prospettiva meramente “mediocre” a una tendenza “Meritocratica” . Prendere responsabilità delle proprie scelte. Il mercato del lavoro non se ne fa nulla di neo-laureati trentenni!

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